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Museo Per Via | 13 febbraio – 30 giugno 2016

 

Il paesaggio concreto e misurabile, composto di monti, fiumi e laghi, boschi, prati e campi, abitati e strade, può diventare idea, sentimento e visione onirica. Ciò avviene quando l’uomo, immerso nella natura, lo contempla e successivamente lo rappresenta, attraverso mezzi letterari, figurativi, fotografici o sonori.

Una narrazione per immagini del paesaggio porta l’osservatore in una dimensione diversa dalla propria quotidianità, proiettandolo tra sogno e realtà.

 

“E’ in noi che i paesaggi hanno paesaggio”     Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine

 

Le stampe esposte in mostra, tutte provenienti dalle collezioni del Museo, sono oleografie, ossia riproduzioni realizzate con un procedimento di stampa cromolitografico che simula la pittura a olio su tela. Il prodotto finale è costituito da immagini dai colori brillanti e dalla particolare lucentezza.

Con la fine dell’Ottocento i progressi tecnici permisero di immettere sui mercati europei migliaia di fogli a prezzi concorrenziali. Tra le centinaia di imprese artistiche operanti in questo periodo si distinsero in particolare alle stamperie tedesche e tra di esse, per capacità produttiva e varietà di assortimento, specialmente i May di Francoforte e di Dresda, che nel 1914 si fusero nella Kunstanstalten May Aktiengesellsschaft (KAMAG). La prima guerra mondiale portò alla chiusura di molte attività editoriali, permettendo alla KAMAG di ottenere la supremazia nel campo delle stampe popolari e di raggiungere anche mercati molto lontani, in Oriente e in America Latina.

Altri editori assai noti erano i Künzli Frères di Zurigo, la cui attività fu in crescita fino agli anni Trenta.

La loro offerta di prodotti industriali era destinata ad una clientela di provenienza modesta e dalle risorse economiche limitate, che però considerava queste immagini vere e proprie opere d’arte. Possederne una costituiva un’espressione di prestigio e soddisfaceva le pressanti aspettative di ascesa sociale degli acquirenti. Vedute incorniciate di medie e grandi dimensioni facevano bella mostra di sé nelle stanze adibite al ricevimento degli ospiti, in salotti, in sale da rizèver e nelle Wohnstuben del mondo tedesco.

Tra i soggetti più diffusi vi erano i “paesaggi naturali” delle Alpi e dei grandi fiumi, Reno in primis, ma anche luoghi lontani e sconosciuti ai più. Apprezzati erano infine i “paesaggi d’atmosfera”, a volte inventati, a volte ispirati a luoghi reali. Queste rappresentazioni rispettavano la morfologia del territorio, la distribuzione e la forma dei rilievi montuosi, le caratteristiche fisiche di specchi e corsi d’acqua ma utilizzavano anche probabili elementi di fantasia che dovevano incontrare il gusto del pubblico: case in “stile alpino” dal comignolo fumante costruite presso il lago, isolate cappelle di montagna ornate di elementi architettonici propri delle cattedrali cittadine, edifici rurali sparsi qua e là a riempire gli spazi vuoti.

Tuttavia, protagonista delle composizioni non è la natura, ma l’uomo. Laghi e fiumi sono sempre attraversati da imbarcazioni a remi o a vapore, le aree circostanti brulicano di uomini e donne al lavoro, nei campi i contadini e contadine arano, mietono e portano gli animali al pascolo, lungo le strade viaggiano carrozze e carretti.

Col tempo la ristampa di questi soggetti in migliaia di esemplari creò una serie di stereotipi di “bel paesaggio” ripetitivi e schematici, ormai privi dell’iniziale valore espressivo ed estetico. Le loro miniature erano proposte anche nei cataloghi delle varie ditte, che mostrati ai clienti facilitavano la scelta e l’ordine a distanza della merce