Non solo stampe

Abbiamo visto gli ambulanti dapprima vendere le pietre focaie e successivamente le stampe, ma sia i piccoli ambulanti che i ricchi mercanti tesini sono sempre aperti a nuovi esperimenti e pronti ad assecondare i cambiamenti imposti dal mercato. Nelle loro cassele compaiono dunque altre merci, mercerie e chincaglieria di ogni tipo, lenti e altri articoli di ottica. Quelli di Cinte, noti soprattutto come arrotini, venderanno anche stoffe e biancheria, quelli di Castello semi, pelletterie e oggetti di devozione.

Nei ricchi negozi di stampe si vendono i più svariati oggetti d’arte, dipinti, vasi, sculture, articoli di cartoleria, forniture per belle arti. Anche gli ottici aprono numerosi negozi. Molti di loro approderanno alla fotografia: ancora dunque “uomini delle immagini”.

La fine di un’epoca

La prima guerra mondiale rappresentò anche per il Tesino la fine di un’epoca. Chiuse le frontiere, richiamata a servire nell’Imperial Regio Esercito la maggior parte degli uomini, interrotti i normali traffici e a maggior ragione quello girovago, tutto si fermò. Molti negozianti si ritirarono dai loro affari in attesa che la guerra finisse, portando con se e custodendo come il bene più prezioso le stampe dei loro magazzini, ma alla fine della guerra le possibilità di ripresa erano estremamente ridotte.

Anche il nuovo assetto politico dell’Europa costituiva un ulteriore ostacolo per il commercio girovago, essendosi moltiplicate le frontiere, che restringevano ora troppo la libertà di spostamento e l’area di diffusione del commercio. La lunga storia delle stampe finì proprio allora.