Narrare “per immagini” una minuta storia di religiosità popolare: questo l’intento della mostra allestita per il periodo natalizio, che svela alcuni materiali provenienti dalle collezioni del Museo e finora mai valorizzati, tutti dedicati al soggetto iconografico dell’angelo custode.

La fede nell’esistenza degli angeli si perde nella notte dei tempi e accomuna tutte le religioni del libro: Ebraismo, Cristianesimo ed Islamismo. Tuttavia, se nella tradizione rabbinica la loro funzione è quella di onorare Dio e non di intercedere a favore degli uomini, nelle altre due grandi religioni monoteiste gli angeli sono anche figure protettrici, che vegliano e accompagnano la vita di ciascun uomo. Questa concezione diede origine nel mondo cristiano ad  una vera e propria devozione all’angelo custode, che si diffuse e divenne popolare tra III e IV secolo, sullo stimolo delle profonde riflessioni dei Padri della Chiesa, in particolare di Origene, San Basilio Magno, San Girolamo e Sant’Agostino. La natura rassicurante della presenza angelica giustifica il fiorire di questo culto in concomitanza di profondi momenti di crisi della società occidentale: non stupirà quindi che esso tragga rinnovata vitalità alla fine del Trecento, di fronte all’insorgere della terribile Peste Nera, che tra il 1347 e il 1353 uccise almeno un terzo dell’intera popolazione europea. Di fronte al disorientamento della medicina dell’epoca e ad un’interpretazione diffusa della calamità come castigo divino, alla popolazione non restava che invocare l’aiuto di un superiore protettore spirituale.

I compiti di questi esseri celesti vennero definiti con maggiore precisione dalla riflessione teologica generata dal Concilio di Trento. Essi devono offrire a Dio le preghiere e le penitenze dei loro protetti, illuminarne le menti e sostenerne la resistenza alle tentazioni del demonio.

Nei secoli della tarda modernità il processo di secolarizzazione della società ha influenzato anche questa antica forma di devozione, che ha comunque saputo rinnovarsi e riadeguarsi alle mutate sensibilità.  Si è così realizzata una sorta di “umanizzazione” delle creature angeliche, trasformate da censori spirituali in confidenti, amici e “compagni di viaggio”, come li ha definiti recentemente anche papa Francesco.

Dalla fine dell’Ottocento l’angelo custode inizia a diventare il soggetto più diffuso nelle stampe religiose per bambini. Le oleografie di produzione tedesca e italiana esposte in mostra e presenti un tempo nelle case di tutta Europa appartengono ad una nuova fase di diffusa incertezza per il mondo europeo: quei delicati anni posti tra la prima e la seconda guerra mondiale.

Le immagini raccontano della quotidiana vicinanza degli angeli ai più piccoli. Li proteggono dai pericoli – in strada, su ponti in bilico su acque vorticose, in oscure foreste e lungo pendii scoscesi – e ne ascoltano le preghiere al mattino e alla sera, a fianco del letto. Non abbandonano i loro protetti nemmeno al momento del trapasso, vegliando e rassicurando il giusto, affliggendosi per il peccatore, a volte accompagnando l’anima di un piccolo cristiano all’incontro con il Creatore. Simili raffigurazioni adombrano le considerazioni teologiche entro scene di immediata comprensione ed identificazione, volte a suscitare rassicurazione e fiducia, ma anche ad illustrare e ricordare gli stessi modelli di corretto contegno religioso che si trovano descritti in moltissime pubblicazioni devote dell’epoca.

La mostra “Illumina, custodisci, reggi e governa me …  L’angelo custode nelle stampe del Museo Per Via” è stata esposta presso il Museo Per Via dal 28 novembre al 6 gennaio 2016.